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Quali DPI scegliere per garantire la massima protezione sul lavoro?

Cosa si intende per DPI e perché sono fondamentali

I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono strumenti tecnici progettati per proteggere il lavoratore o l'utilizzatore da rischi fisici, chimici, biologici o meccanici. Il loro utilizzo è disciplinato in Europa dal Regolamento UE 2016/425, che classifica i DPI in tre categorie in base all'entità del rischio da fronteggiare. I DPI di categoria I coprono rischi minimi (come guanti da giardino), quelli di categoria II comprendono prodotti come le mascherine FFP2 per rischi intermedi, mentre la categoria III include i dispositivi contro rischi mortali o irreversibili, come i respiratori FFP3 o le tute chimiche. Per essere immessi sul mercato europeo, tutti i DPI devono riportare la marcatura CE e, per le categorie II e III, devono essere certificati da un organismo notificato riconosciuto. Scegliere il DPI corretto in funzione del rischio specifico non è solo un obbligo normativo, ma una condizione essenziale per garantire la sicurezza reale dell'utilizzatore.

Respiratori filtranti FFP2 e FFP3: prestazioni e ambiti d'uso

I respiratori filtranti facciali, noti come FFP (Filtering Facepiece Particles), sono tra i DPI più diffusi e tecnicamente articolati. La loro classificazione si basa sull'efficienza di filtrazione certificata secondo la norma EN 149:2001+A1:2009. I modelli FFP2 garantiscono una filtrazione minima del 94% delle particelle aerodisperse, mentre gli FFP3 raggiungono il 99%, rendendoli idonei anche contro agenti biologici e particelle submicroniche.

Salviette antisettiche

Dal punto di vista costruttivo, i respiratori Sunmed sono disponibili in due forme principali:

  • Formato piatto (flat fold) – compatto, facile da trasportare e riporre, indicato per uso occasionale o in contesti dove lo spazio è limitato.
  • Formato a coppa (cup shape) – mantiene la forma strutturata sul viso, offre maggiore comfort per utilizzi prolungati e riduce la resistenza respiratoria.

La scelta tra modelli con valvola espiratoria e senza valvola dipende dal contesto d'uso: la valvola riduce il calore e l'umidità all'interno della maschera, migliorando il comfort in caso di indosso continuativo, ma non è indicata in ambienti sterili o dove è necessario proteggere anche gli altri dall'espirazione dell'utilizzatore. I respiratori FFP2 trovano impiego in ambienti ospedalieri, cantieri edili, industria chimica, lavorazione del legno e del metallo, mentre gli FFP3 sono preferiti in contesti ad alto rischio biologico come laboratori, reparti di isolamento e ambienti con presenza di amianto o polveri tossiche.

Mascherine chirurgiche: tipologie, standard e contesti di utilizzo

Le mascherine chirurgiche sono dispositivi medici, non DPI in senso stretto, e sono regolamentate dalla norma EN 14683:2019+AC:2019. La loro funzione principale è impedire la trasmissione di droplet dal portatore verso l'ambiente circostante, proteggendo pazienti e superfici sterili. Esistono tre tipologie principali, classificate in base all'efficienza di filtrazione batterica (BFE) e alla resistenza agli spruzzi:

  • Tipo I – BFE ≥ 95%, destinato all'uso da parte di pazienti per ridurre il rischio di diffusione. Non indicato per il personale sanitario in sala operatoria.
  • Tipo II – BFE ≥ 98%, per uso del personale sanitario in ambienti a rischio moderato.
  • Tipo IIR – BFE ≥ 98% con resistenza agli spruzzi di sangue e liquidi biologici, obbligatorio in sala operatoria e nei contesti ad alto rischio di contaminazione da fluidi corporei.

La struttura a tre strati delle mascherine chirurgiche di qualità prevede uno strato esterno idrorepellente, uno strato intermedio filtrante in materiale meltblown e uno strato interno morbido a contatto con la pelle. La qualità del meltblown è determinante per le prestazioni finali del prodotto: variazioni nella densità delle fibre possono compromettere significativamente l'efficienza di filtrazione, rendendo essenziale affidarsi a prodotti corredati da test report aggiornati.

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Guanti monouso: materiali e prestazioni a confronto

I guanti monouso rappresentano uno dei DPI più utilizzati in assoluto, con applicazioni che vanno dal settore sanitario a quello alimentare, dalla chimica industriale alla gestione dei rifiuti. La scelta del materiale è determinante per garantire protezione adeguata al rischio specifico.

Materiale Resistenza chimica Sensibilità tattile Rischio allergico Ambito principale
Nitrile Alta Alta Basso Sanitario, laboratorio, industria
Lattice Media Molto alta Alto (allergie al latex) Chirurgia, odontoiatria
Vinile (PVC) Bassa Media Molto basso Alimentare, pulizie leggere

I guanti in nitrile sono oggi il riferimento del settore grazie all'assenza di proteine del lattice, che eliminano il rischio di reazioni allergiche. La norma EN 455 regolamenta i guanti medici monouso in quattro parti che coprono rispettivamente integrità, limiti dimensionali, requisiti biologici e valutazione della durata di conservazione. Per applicazioni industriali con esposizione a solventi o prodotti chimici, si fa riferimento alla norma EN 374.

Camici e indumenti protettivi monouso: quando e come usarli

I camici monouso sono DPI fondamentali in ambito ospedaliero, nei laboratori di analisi e in tutti i contesti dove è necessario evitare la contaminazione crociata tra operatore e ambiente. La norma EN 13795 stabilisce i requisiti prestazionali per i camici chirurgici e i teli per uso medico, distinguendo tra utilizzo standard e ad alte prestazioni. Le caratteristiche tecniche da valutare in fase di acquisto comprendono la resistenza alla penetrazione di liquidi (misurata in cm H₂O), la resistenza all'abrasione, la resistenza alla penetrazione batterica e la resistenza agli strappi.

I camici in TNT (tessuto non tessuto) polipropilenico sono la soluzione più diffusa per uso generale, leggeri ed economici, ma offrono una barriera limitata contro i liquidi. Per ambienti ad alto rischio biologico o chimica leggera, si preferiscono i camici in materiale composito PE-laminato o SMS (Spunbond-Meltblown-Spunbond), che garantiscono una barriera liquida più efficace pur mantenendo traspirabilità sufficiente per indossi prolungati.

Come scegliere il DPI giusto: criteri pratici per ogni settore

La scelta del DPI corretto non può prescindere da una valutazione del rischio specifica per il contesto lavorativo. Di seguito alcune indicazioni pratiche per i principali settori di utilizzo:

  • Settore sanitario – Preferire respiratori FFP2 o FFP3 senza valvola per la protezione del paziente, mascherine chirurgiche Tipo IIR in sala operatoria, guanti in nitrile per procedure invasive e camici EN 13795 ad alte prestazioni nei reparti ad alto rischio.

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  • Industria manifatturiera e chimica – Selezionare respiratori FFP3 per polveri fini o agenti chimici volatili, guanti in nitrile con spessore adeguato (almeno 0,10 mm) certificati EN 374, indumenti protettivi in funzione della classe di rischio chimico.
  • Edilizia e lavorazione del legno – FFP2 per polveri di legno e materiali da costruzione, FFP3 per lavorazioni con amianto o silice cristallina, guanti anticorpo e occhiali protettivi come complemento.
  • Settore alimentare e farmaceutico – Guanti in vinile o nitrile privi di polvere (powder-free), camici e cuffie monouso per la protezione del prodotto, mascherine chirurgiche Tipo I o II per il controllo della contaminazione da droplet.

Un aspetto spesso sottovalutato è la corretta vestizione e svestizione dei DPI: anche il dispositivo tecnicamente più performante diventa inefficace se indossato in modo scorretto o contaminato durante la rimozione. La formazione degli operatori sull'uso corretto dei DPI è parte integrante di qualsiasi sistema di gestione della sicurezza conforme al D.Lgs. 81/2008 e alle normative europee di riferimento.